Il colloquio cortesemente fraintendibile
- Ma come faccio a fare esperienza se tutti i luoghi in cui mi propongo mi danno la medesima risposta?
- Capisco, ma questo non è affar nostro, non siamo in grado di risolvere il suo problema. Però inserirò i suoi dati nel nostro database e, in caso di necessità, la chiameremo.
- Va bene, non la tedio oltre, una sola cosa, posso farle una domanda?
- Faccia pure.
- Com’è stata la sua prima volta?
- Scusi?
- Com’è stata la prima volta in cui lei ha fatto sesso?
- Ma come si permette? Queste sono domande personali che esulano dalla natura della nostra conversazione!
- Personali dice? Lei ha appena letto la storia della mia vita in un cv e mi parla di domande personali? Suvvia, andiamo un attimo oltre, tanto ha già deciso che non ci rivedremo. Allora, ricorda la sua prima volta?
- Certo che la ricordo.
- E mi dica, la ragazza con cui ha avuto la fortuna di farlo, se la ricorda?
- Si.
- Scommetto che era più grande di lei, che lo aveva già fatto, vero?
- Era più grande di me e sì, aveva avuto altri uomini.
- E quando lei le si è presentato davanti, solo con la sua voglia di fare, senza esperienze precedenti, se non anni e anni di masturbazione davanti a giornaletti osé, quando l’ha portata fuori a cena e si sentiva in grado di cambiare il mondo perché finalmente qualcuno si era reso conto della sua esistenza, quando le ha detto che per una come lei avrebbe fatto di tutto se solo avesse avuto il coraggio di darle una possibilità, mi dica, quella ragazza, l’ha per caso guardata negli occhi e derisa perché non aveva avuto esperienze precedenti? Le ha per caso detto di togliersi di torno, di andare a cercare fortuna altrove? Ha detto “ti richiamerò” mentre lei sapeva che non lo avrebbe mai fatto?
- … No. È che… No.
- E fu bello vero, guadagnare la sua fiducia, riuscire a conquistarla, diventare adulto, vero?
- Sì. Fu bello. Bellissimo.
- Bene, allora forse adesso può capire come ci si sente. Le auguro una buona giornata.
- Aspetti!
- Non ho tempo.
- Un attimo solo!
- Va bene, dica.
- Le chiedo scusa, non avevo capito, senta, mi dispiace, insomma, però, così, di impulso, credo che sia giusto chiederglielo, è libero per cena? Ha voglia di uscire?
- Veramente volevo un lavoro.
- Ah… e tutta la storia della prima volta?
- La sto perfezionando, devo usare meno enfasi al prossimo colloquio, fino ad adesso ho rimediato solo inviti a cena e nessuno mi ha ancora assunto. Ma vabbé, non demordo! Arrivederci.
Fonte (illuminante) http://yomersapiens.tumblr.com/